venerdì 18 settembre 2015

Primo giorno di liceo - First day of high school

Primo giorno di liceo

"Gaia, stai tranquilla. Non sei né la prima e neanche l'ultima che inizia il liceo."
"Lo so papà, però penso sia normale essere un po' a disagio all'inizio no?"
"Sì, lo è. Però se hai problemi puoi sempre usare i tuoi poteri no?" 
"Papà, ma che cosa..." 
"Ma sì, sto scherzando dai."
"Ah ah ah... Non fa ridere!"
"Rilassati. Succedesse qualcosa posso sempre cancellare la memoria ai tuoi compagni di classe." disse strizzandomi l’occhio. Decisi di non ribattere, in fondo stava solo cercando di tranquillizzarmi.
Ma in quel momento né mamma né papà avrebbero potuto aiutarmi. Ero in ansia; totalmente in ansia. Non era solo il liceo di per sé a rendermi nervosa, ma avevo paura di me stessa, di quello che sarebbe potuto succedere. In effetti, era già da un po' di tempo che i miei poteri non si facevano vivi e, dopo un'estate passata tranquillamente, probabilmente sarebbero tornati con la scuola. E se qualcuno se ne fosse accorto? Non potevo permettere a papà di cancellare loro la memoria perché non me la sentivo, ma non potevo neanche farmi scoprire... Nonna avrebbe continuato ad aiutarmi sussurrandomi all'orecchio consigli?
L'automobile inchiodò, e con lei anche i miei pensieri. Dopo aver imprecato in tutte le lingue possibili e immaginabili, papà mi disse di andare da sola a scuola (mancavano pochi isolati e io conoscevo già la strada) e si mise a discutere con l'uomo che gli aveva tagliato la strada con la sua automobile. Scesi dalla macchina e, dopo essermi messa gli auricolari con la musica nelle orecchie, mi avviai a gran passi verso la scuola. Alle prime note della mia canzone preferita, tutta la tensione accumulata in macchina si dissolse. 

"Gaia Elisa Rossi".
Disagio più totale. Perché si deve essere chiamati singolarmente per andare nelle rispettive classi? Sono sempre stata introversa, ma immagino che tutti si sentano gli occhi del mondo addosso quando si alzano in piedi cercando di farsi strada tra le persone, cercando di non inciampare e non fare figure per cui saranno ricordati a vita. E poi, tutte le volte che sono o mi sento al centro dell'attenzione ho l'impressione che si debba manifestare un nuovo potere e che non riesca a controllarlo.

Un professore dall'aria nervosa e distaccata venne a prendere la classe per accompagnarci alla nostra aula. Era un uomo insolito, quasi del tutto calvo, papion e gilet a pois, e un espressione odiosa stampata sul volto.
Dopo aver squadrato tutti gli alunni uno per uno con l'aria di chi ti sta per mangiare crudo, disse: "Appello". Di nuovo... Ma in questo liceo hanno paura che ci perdiamo per i corridoi?
"Rossi?" "Sì... eccomi." boccheggiai. "Rossi come l'uomo che mi ha appena tagliato la strada in macchina? In effetti noto una certa somiglianza..." "Mi dispiace, mio padre non intendev..." "Nessuno vuole mai, eppure ormai la mia automobile è rovinata.".
Mentre gli altri continuavano a rispondere all'appello, la mia mente era rimasta al nostro dialogo. Lo stavo già odiando. A parte che era stato lui a tagliare la strada a mio padre, però quel professore era proprio un uomo insolente. Speravo solo che non tutti i professori fossero così, altrimenti mi sarei sparata. E più andavo avanti a pensare all'idea di essere già in cattiva luce con uno dei miei professori, più continuavo a fissarlo di sbieco mentre parlava (senza ascoltarlo minimamente), più la rabbia cresceva in me. I pugni si strinsero, la mascella si serrò sempre più forte, e piano piano mi sentivo sempre più nervosa. Il nervosismo si tramutò in calore, calore che attraversava tutto il mio corpo dai piedi alle punte dei capelli. Calore che sembrava consumarmi. Pensavo di poter scoppiare. Non sopportavo quella sensazione, volevo farla cessare subito. Volevo che quella tensione tramutatasi in calore uscisse da me, e subito. La vista si annebbiò. Sentii urlare e poi un vociare indistinto. Nella mia testa c'era il caos più totale, e non sapevo come rimettere le cose al loro posto. Non volevo che i miei nuovi compagni vedessero che cosa mi stava succedendo, ma allo stesso tempo sapevo che probabilmente tutti se n'erano già accorti. Avevo un disperato bisogno di aiuto. 
Chiamai nonna disperatamente nella mia testa, ma nulla. Alla fine... Buio. 

First day of high school

"Gaia, keep calm. You aren't nor the first and neither the last who starts high school."
"I know dad, but I think it's normal to fell a little bit uneasy at the beginning. Isn't it?"
"Yes, it is. But if you have problems you can use your powers."
"Dad, what are you saying?"
"I'm joking!"
"Ah ah ah... That's not funny."
"Relax. If it will happen something I can remove your class mates' memory." he said winking his eye. I didn't replied because he was only trying to make me comfortable. 
But in that moment, nor mum neither dad could help me. I was anxious; totally anxious. It wasn't only high school to make me nervous, but I was afraid of myself, about what it could happen. I after a human summer, I thought my powers could come. And if somebody understand it? I couldn't tell dad to remove their memory, but they couldn't discover me... Will grandma continue to whisper in my ear suggestions? Dad suddenly slammed on the brakes and my thoughts too. After having shouted in all the world's languages, dad told me to go to school alone (it lasted a few block of flats and I knew where to go) and he started a discussion with the man who had cut in front of dad's car. After having put the earphones on, I started walking. Earring the first notes of my favourite song, all the accumulate tension disappeared. 

"Gaia Elisa Rossi".
Total uncomfortable sensation. Why do you have to call the students one by one to go to different classes? I have always been shy, but I suppose that all the people can fell shy when you have to stand up in front of too many people trying or don't fall down. All the times I feel in the centre of attention, I have the impression that a new power has to come and that I can't control it.

A male teacher with a nervous and detached air came and took us to our class. It was a strange man, bold, papion and gilet with pois, and a odious expression on his face. After having observed all the pupils one by one with the air of someone who is going to eat you uncooked, he said: "Attendance". Again... In this school are they afraid to lose us in the corridors? 
"Rossi?" "Yes... Here I am." I gasped. "Rossi as the man who has just broken my car? Well, I notice a certain similarity..." "I'm so sorry, my father didn't want to..." "Nobody wants, but my car is broke.".
While the other pupils were continuing to reply when the teacher called their surnames, my mind had remained to what he had told me. I was hating him. A part from the fact that he was the person who had destroyed dad's car, he was a really bad man. I hoped that the other teachers weren't like him, or I could shoot myself. The more I continued to think about the idea to have a problem with one of my new teachers, the more I looked at him badly (without listen to him), the more my anger increased in me. My fist came closer, my jaw clamped and I was feeling incredibly nervous. My feelings change in hotness, hotness that was passing trough my body from my feet to my hair. Hotness that seems consume me. I thought I will blow up. I couldn't stand that feeling, I wanted to stop it. I wanted that hotness to go out from me, immediately. My sight obscure itself. I heard a scream and then an indistinct clamour. There was chaos in my head, and I didn't know how to stop that situation. I didn't want my new class mates see what was happening to me, but at the same time I know that probably everybody know it. I needed desperately help. 
I called grandma in my head, but she didn't replied. In the end... Dark.

1 commento:

  1. Ma
    Per stemperare la tensione
    Ci sono sempre i tutor 😉

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